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Om (induismo)
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mweaAum od mweqOmcite-ref-1[1] (ॐ), è un termine mwfgsanscrito mwfwindeclinabile che, col significato di solenne affermazione, è posto all'inizio di buona parte della letteratura religiosa mwgaindiana.
• Come mwhwmwiamantra, il più mwiqsacro e rappresentativo della religione mwiginduista, è oggetto di riflessioni teologiche e filosofiche, nonché strumento di pratica religiosa e mwiwmeditativa.
• Come fono, ॐ è generalmente definito "simbolo" dellmwjq'mwjgAum ma, invece, è soltanto scritto nel carattere sanscrito mwjwdevanāgarī e, se viene ripetuto almeno 21 volte di seguito, forma un MANTRA.
Contents
• Note
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Origine e sviluppo del significato e della funzione della sillaba Aum nelle Upanishad vediche
(sanscrito)
«ṛco akṣare parame vyoman yasmin devā adhi viśve niṣeduḥ yastan na veda kiṃ ṛcā kariṣyati ya it tad vidusta ime samāsate»
(italiano)
«Colui che non conosce la sillaba imperitura del Veda, quel punto supremo presso cui vivono tutti gli Dei, che cosa egli ha a che fare con il Veda? Solo coloro che la conoscono siedono qui pacificamente riuniti.»
(Rigveda I,164,39)
Una delle più antiche mwoaUpanishad vediche che esprimono significati e funzioni del termine mwoqAum è la mwogmwowChandogya Upanishad (mwpaUpanishad collegata al mwpqSamaveda e quindi al canto rituale, mwpgsaman), che al primo verso del primo mwpwkanda del primo mwqaprapataka così si esprime:
(sanscrito)
«om ity etad akṣaram udgītham upāsīta om iti hy udgāyati tasyopavyākhyānam»
(italiano)
«Occorre venerare il canto liturgico (
udgīta
) come fosse la sillaba
Om
, con
Om
infatti si inizia il canto liturgico. Ora spiegheremo.»
(Chandogya Upanishad I,1,1)
Nelle sue spiegazioni la mwqwChandogya Upanishad indica che il canto liturgico (mwraudgitha) è l'essenza di tutti gli esseri (I,1,2). Ma cos'è lmwrq'mwrgudgitha?
(sanscrito)
«vāg evark prāṇaḥ sāma om ity etad akṣaram udgīthaḥ tad vā etan mithunaṃ yad vāk ca prāṇaś cark ca sāma ca»
(italiano)
«La parola è il ṛk (Ṛgveda), il soffio vitale è il
sāman
(Sāmaveda), l
'
udgītha
è la sillaba
Om
. Parola e soffio vitale formano una coppia così come il
ṛk
con il
sāman
.»
(Chandogya Upanishad I,1,5)
Così come senza la parola non c'è l'inno e senza il respiro non c'è il canto liturgico, questi trovano la loro essenzialità nella sillaba mwsqAum.
Ma mwswAum è anche una risposta affermativa e un saluto fausto:
(sanscrito)
«tad vā etad anujñākṣaram yad dhi kiṃcānujānāty om ity eva tad āha eṣo eva samṛddhir yad anujñā samardhayitā ha vai kāmānāṃ bhavati ya etad evaṃ vidvān akṣaram udgītham upāste»
(italiano)
«Questa sillaba esprime l'assenso. Quando si vuole dare l'assenso a qualcosa si pronuncia
Om
. E ciò a cui si dà l'assenso verrà realizzato. Colui che conosce questo venera
udgītha
come la sillaba
Om
realizzerà i suoi desideri.»
(Chandogya Upanishad I,1,8)
Da mwtgAum procede la conoscenza sacra:
(sanscrito)
«teneyaṃ trayī vidyā vartate om ity āśrāvayati om iti śaṃsati om ity udgāyati etasyaiva akṣarasyāpacityai mahimnā rasena»
(italiano)
«Da essa procede la triplice conoscenza (i
Veda
). Pronunciando
Om
si recitano (le formule del
Yajurveda
); pronunciando
Om
si innalzano le lodi (del
Ṛgveda
); pronunciando
Om
si cantano (le melodie del
Samāveda
), onorando la grandezza e l'essenza di questa sillaba.»
(Chandogya Upanishad I,1,9)
Con lo sviluppo delle successive mwuqUpanishad, le caratteristiche della sillaba mwugAum verranno ulteriormente a delinearsi.
La mwvamwvqTaittirīya Upaniṣad (collegata al mwvgKrishna Yajurveda) afferma esplicitamente che:
«
Om
è il
Brahman
,
Om
è tutto l'universo.»
(Taittiriya Upanishad, I,8)
La Morte (mwwqYama) afferma, nella mwwgKatha Upanishad (o mwwwKathaka Upanishad collegata al mwxaKrishna Yajurveda) che:
«La parola che tutti i
Veda
proclamano, verso cui muovono le austerità, per il desiderio per cui si conducono le discipline, io ti rivelo: è
Om
. Questa sillaba è davvero il
Brahman
eterno, questa sillaba è la meta suprema, colui che conosce questa sillaba otterrà quello che vuole.»
(Katha Upanishad, I,2,16-17)
Con la mwxwmwyaMandukya Upanishad (collegata allmwyq'mwygAtharvaveda) una delle ultime mwywUpanishad vedichecite-ref-3[3] la sillaba mwaaAum viene per la prima volta analizzata e scomposta foneticamente:
(sanscrito)
«So'yamātmā-adhyaksharam-Omkaro'dhimatram, pādā mātrā, mātrāsca pādā akāra ukāro makāra iti»
(italiano)
«Egli è l
'
Ātman
privo di difetto corrispondente ad
Om
guardandone gli elementi che lo costituiscono. Gli elementi che lo costituiscono corrispondono alle essenze e le essenze corrispondono agli elementi che lo costituiscono, ossia ai suoni A U M.»
(Mandukya Upanishad I, 8)
(sanscrito)
«Jāgaritasthāno vaiśvānaro'kārah prathamā mātrā, āpterādimatvādvāpnoti ha vai sarvān kāmānādisca bhavati ya evam veda»
(italiano)
«
Vaiśvānara
, lo stato di veglia è indicato dal suono
A
che è il primo elemento in quanto ottiene o in quanto è primo. Ottiene ciò che desidera e risulta primo colui che così conosce.»
(Mandukya Upanishad I, 9)
(sanscrito)
«Svapnasthānastaijasa ukāro dvitīya mātrotkarṣhādu- bhayatvādvotkarṣhati ha vai jñana-santatim, samānasca bhavati, nāsyābrahmavit kule bhavati, ya evam veda»
(italiano)
«Lo stato di sogno,
Taijasa
, è indicato dal suono
U
che è il secondo elemento per il fatto che è più in alto [di quello precedente] o perché partecipa dagli altri due [in cui sta in mezzo]. Chi lo conosce è in armonia con il Tutto, nessuno dei suoi discendenti ignorerà il
Brahman
.»
(Mandukya Upanishad I, 10)
(sanscrito)
«Pushuptasthānah prājño makārastṛtīya mātrā miterapīter vā, minoti ha vā idam sarvam-apītisca bhavati, ya evam veda»
(italiano)
«Lo stato di sonno profondo,
prājña
è indicato dal suono
M
che è il terzo elemento, in quanto crea o dissolve. Colui che conosce questo penetra questo universo facendolo suo.»
(Mandukya Upanishad I, 11)
(sanscrito)
«Amātrascaturtho'vyavahāryah prapancopaśamah sivo'dvaita evamomkāra ātmaiva, samviśatyātmanatmanam ya evam veda, ya evam veda»
(italiano)
«Il quarto non corrisponde a un elemento è non misurabile è al di là della manifestazione e non agisce; è calmo e non duale. Tale è la sillaba
Om
, in verità è l
'
Ātman
colui che così conosce penetrando con l
'
Ātman
[individuale] l
'
Ātman
[universale].»
(Mandukya Upanishad I,12)
La sacra sillaba viene quindi analizzata dividendola nei quattro vissuti che costituiscono lo stato di coscienza: veglia, sogno e sonno senza sogni, nonché, il quarto stato, mwbwturiya, al di là di ogni definizione è l'Ultimo, il mwcamwcqBrahman.
Nella mwcwMaitri Upanishad (o mwdaMaitrayania Upanishad collegata al mwdqKrishna Yajurveda), probabilmente l'ultima delle mwdgUpanishad vediche, lmwdw'mweaAum viene indicato come suono originario (VI,3) e viene infine raccomandata la pratica della meditazione dellmweq'mwegAum come Sé.
«"Ci sono due aspetti del
Brahman
quello materiale e quello immateriale. Quello materiale è privo di realtà, quello immateriale è reale, è il
Brahman
è la luce. La luce è il sole, esso è
Om
. Esso divenne il Sé e divenne tre parti.
Da questo tutto l'universo è intessuto." Così disse. Il sole è
Om
: su questo meditate e su questo concentrate il vostro spirito.»
(Maitri Upanishad VI,22)
La sillaba Aum nella letteratura religiosa post-vedica
Nel mwgwmwhaManusmriti ("Le leggi di Manu", opera databile a cavallo della nostra Era), raccolta di disposizioni mwhqmwhgdarmiche, precetti sociali e norme etiche, viene stabilito che:
«Egli deve sempre pronunciare "
Om
!" alla fine e all'inizio della recitazione dei
Veda
, perché se non c'è prima, [la recitazione dei Veda] si perde, se non c'è dopo, questa si dissolve.»
(Manusmriti, II,74)
Non solo...
«Un sacrificio che consiste nel recitare [la sillaba
Om
e il verso in onore di
Savitṛ
] è dieci volte migliore di un sacrificio regolare; se mormorato è cento volte migliore; è se è [recitato] solo con la mente è tradizionalmente considerato mille [volte migliore].»
(Manusmriti, II,85)
Quest'ultimo verso del mwjwManusmriti è esemplificativo del processo di interiorizzazione di mwkamwkqmantra e formule sacrificali proprie della letteratura vedica, interiorizzazione che andrà a sostituire, con le annesse esegesi e credenze articolate nella successiva letteratura religiosa, il mwkgsacrificio vedico, promuovendo così la nascita della mwkwreligione induista.
La sillaba Aum nell'induismo
mwmaAum è il mwmqmwmgmantra più sacro e rappresentativo della religione mwmwinduista, religione nata dal mwnabramanesimo a sua volta sviluppo del mwnqVedismo.
Così Gianluca Magi:
«Attraverso la meditazione sull'Aum, simbolicamente localizzato al centro del cuore, si perviene alla realizzazione conoscitiva dell'assoluto (brahman/atman). Aum cinge passato, presente, futuro e tutto ciò che esiste oltre il passato, presente e futuro. Nell'induismo rappresenta la triplice sapienza (trayi vidya) - i tre Veda fondamentali (Rigveda, Samaveda, Yajurveda) -, l'alfa e l'omega del ciclo cosmico, i cui tre momenti costitutivi sono rappresentanti dalla Trimurti.»
(Gianluca Magi, Om o Aum, "Enciclopedia filosofica" vol. 8. Milano, Bompiani, 2006, p. 8102)
Esso è considerato il mwoqsuono primordiale che ha dato origine alla mwogcreazione, che viene interpretata come mwowmanifestazione stessa di questo suono.
Secondo le scritture induiste, il mantra mwpqAum rappresenta la sintesi e l'essenza di ogni mwpgmantra, mwpwpreghiera, rituale, mwqatesto sacro, mwqqessere celeste o aspetto del mwqgDivino.
Essendo venerata dagli induisti come il 'suono originario', viene appellata come mwsgakshara (eterna) o anche come mwswekakshara (la sola cosa eterna) e mwtapranava (da mwtqpra e mwtgnu, udire un ronzio, per via della sua pronuncia nasalizzata).
Tre in uno
Questo mantra viene spesso utilizzato per rappresentare simbolicamente la sintesi di tre aspetti differenti del "tre in uno", un tema comune in molti aspetti dell'induismo. Questo implica che la nostra attuale esistenza definita come mwugmithya ('realtà apparente'), deve essere trascesa al di là del corpo e della mente intuendo che la vera natura dell'infinito, la natura di Dio, è immanente, trascende la dualità, mwuwessendo e mwvanon essendo, e che non può essere descritta a parole, ma solo sperimentata.
All'interno di questo simbolismo mwvgmetafisico, il mwvwmwwatre viene rappresentato dalla curva più bassa, mentre la curva più alta e la coda sono rappresentate da mwwqॐ, sottomesso all'Unità, rappresentato da un punto e da una piccola ombra luna-crescente, conosciuta come mwwgchandra-bindu (mwwwbindu indica lmwxa'mwxqanusvara ovvero il "suono successivo" o "suono nasale" marcato da un punto sopra la linea e che appartiene alla vocale che precede, di grande importanza mistica).
Seguono alcuni esempi di mwxwtre aspetti in uno che possono essere simboleggiati dallmwya'mwyqAum.
Come si può vedere dalla tabella, esiste anche un mwaq4quarto suono: esso, però, è mwaq8trascendentale e consiste nel silenzio che segue i tre suoni del mantra. È un "suono silenzioso", un momento di assoluta mwaracontemplazione che rappresenta l'immanifesto, la condizione primordiale dell'Essere che precede la manifestazione.
L ' Aum e le Murti
Approfondimento
In
Lingua tamil
, la sacra sillaba è indicata da un carattere la cui forma ricorda la sagoma della testa d'elefante di Ganesha.
I vari aspetti della mwarcDivinità sono venerati dagli induisti attraverso il sistema delle mwargmwarkMurti; molte delle rappresentazioni di tali aspetti sono chiamate con l'appellativo mwaroOmkara od mwarsOmkareshvara, ossia "avente la forma dellmwarw'mwar0Aum". Le varie forme divine vengono paragonate alla sacra sillaba e descritte quindi come illimitate, quali aspetti vibrazionali di tutto il creato.
Si dice che sia l'approssimazione più aderente dell'esistenza cosmica nel tempo e nello spazio, quindi del suono più vicino alla Verità.
Pronuncia corretta e recitazione
Aum è la somma e sostanza di tutte le parole che possono essere emesse da una gola umana. È il suono primordiale fondamentale, simbolo dell'Assoluto Universale. Il mantra Aum deve essere pronunciato, con concentrazione, in un modo ben preciso e con energia:
• La mwasoA deve originarsi dalla regione dell'ombelico ed emergere dalla gola;
• La mwaswU la si pronuncia rovesciando la lingua;
• La mwas4M termina sulle labbra e la vibrazione termina sulla sommità del capo.
Anche se viene suddiviso in tre, la sua recitazione deve avvenire come un unico suono. Il mwataquarto suono, come si è visto, non viene pronunciato attraverso la mwatevoce; tuttavia esso è il momento più importante della recitazione, in quanto è pura contemplazione, e va ricordato e vissuto come tale.
La sillaba Aum nel buddismo
La sillaba mwatwAum con i suoi sacri significati è stata propugnata, diffusa e spiegata fin dalle prime mwat0Upanishad vediche, quindi almeno dal VI secolo a.C. In ambito mwat4buddista la si riscontra nel cosiddetto "mwat8buddismo esoterico" oggi afferente ai canoni mwauacinese e mwauetibetano.
Nel primo ambito, la sillaba mwaumAum è pronunciata all'inizio delle mwauqmwauuDhāraṇī riguardanti il mwauygarbhadhatu (胎藏界).
Sempre in questo ambito le tre componenti fonetiche dellmwaug'mwaukAum, ovvero A/U/M, vengono rispettivamente a indicare le tre parti del mwauomwausTrikāya: mwauwdharmakaya, mwau0sambhogakaya, e mwau4nirmanakaya.
In ambito tibetano è invece posto nell'importante mwavamwavemantra mwaviOm Mani Peme Hung (mwavmsanscrito: mwavqmwavuOṃ Maṇi Padme Hūṃ) relazionato al mwavybodhisattva della compassione mwavcAvalokiteshvara.
In ambito buddista, la sillaba sanscrita mwavkAum è così resa nelle altre lingue asiatiche:
• mwavwlingua cinese: 唵 mwav0ǎn
• mwav8lingua coreana: 옴 mwawaom o mwaweam
• mwawmlingua giapponese: 唵 mwawqon
• mwawylingua tibetana: mwawcom
• mwawklingua vietnamita: mwawoúm
Il simbolo dell ' Aum in devanagari e in altre scritture asiatiche
Il simbolo dellmwaxu'mwaxyAum (ॐ) deriva dall'unione di due caratteri del devanagari: ओ ('au') + ँ ('m' nasale) riportati in mwaxccorsivo. Risultando il devanagari una scrittura non precedente all'VIII secolo d.C. questo simbolo è quindi di gran lunga posteriore alla sillaba mwaxgOm presente in testi anteriori almeno al VI secolo a.C.
Note
cite-note-11. ↑ mwaagRomanizzato anche come mwaakOṁ od mwaaoOṃ, più correttamente mwaasm̐; il mwaawdiacritico inserito nella 'm' di mwaa0Oṁ e nel meno diffuso mwaa4Oṃ, o, più propriamente, Om̐, ha lo scopo di nasalizzare la vocale che precede in questo caso la mwaa8o che nel mwabasanscrito è fondamentalmente un mwabedittongo risultante foneticamente dalla contrazione delle vocali 'a' e 'u' che pronunciate rapidamente danno il suono di 'o' (Cfr. al riguardo: Margaret Stutley e James Stutley. mwabiDizionario dell'Induismo. Roma, Ubaldini, 1980, p. 312).
cite-note-22. ↑ Cfr. ad esempio:mwaby mwabg«Evidence of its use as an invocation occurs in the mwabkmwaboRigveda; though it appears in a relatively late section (1.164.39), this note dates the practice to at least 1200 BCE.» mwabs(Anne-Marie Esnoul. mwabwOm in mwab0Encyclopedia of Religion vol. 10. NY, MacMillan, 2005, p. 6820.)
cite-note-33. ↑ Occorre precisare che questa mwaceUpanishad è profondamente radicata nel commento (mwacikarika) attribuito a mwacmGauḍapāda (VIII secolo d.C.) di cui fa parte integrante. Qui ci riferiamo esclusivamente ai passaggi inerenti alla tarda mwacqUpanishad vedica e quindi a quella parte del primo capitolo della mwacukarika. Tale precisazione si rende necessaria quando si considera che la mwacykarika di Gaudapada esprime nel suo mwaccmonismo radicale una dottrina dell'illusorietà del mondo lontana dalle concezioni dei mwacgmwackVeda e delle mwacoUpanishad vediche, testi per cui, invece, il mondo è assolutamente reale (Cfr. mwacsCarlo Della Casa. mwacwOp. cit. p. 415).
cite-note-41. Richiama la mwadaMandukya Upanishad I,8-12 con i tre aspetti di veglia, sonno e sonno profondo.
cite-note-52. Conosciuto anche come mwadqSavitri o mwaduGayatri è il mwadyRigveda III, 62, 10.
Bibliografia
• Anne-Marie Esnoul. mwadoOm in mwadsEncyclopedia of Religion vol. 10. NY, MacMillan, 2005
• Guy L. Beck. mwad0Sonic Theology: Hinduism and Sacred Sound. Columbia, S.C., 1993
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